Metti una sera in un parco

Ore 18: si beve sidro alla fragola e lime, c’è un tendone bianco a coprire un’orchestra che finisce di provare. È la Royal Philarmonic Orchestra, per la precisione. Sul prato qualcuno scrive con il laptop sulle ginocchia, una ragazza è stesa a prendere il sole, un altro mostra ai bambini il suo cane che ha diciannove anni, anzi no diciassette.

Ore 19: si stendono coperte, si aprono sedie pieghevoli, si tirano fuori panini, insalate, patate arrosto, vino rosé. Che la musica inizi. I bambini corrono in prima fila, a ballare the bumblebee.

Ore 20: si ascolta, tutti seduti sul prato, c’è chi si sdraia, il ragazzo giapponese dai capelli lunghi e il calzino bucato usa le scarpe come cuscino, il direttore d’orchestra scherza col pubblico come fosse una festa di paese, la cantante “se continua così non ci arriva alla fine del concerto”.

Ore 22: Il Claire de Lune di Debussy con il cielo di un blu ancora luminoso, la coperta che per il freddo passa sulle spalle, la standing ovation, i fuochi d’artificio che partono sull’ultima nota del bis.

Applausi.

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3 risposte a “Metti una sera in un parco

  1. quant’armonicavivi

  2. vengo anche io quasi quasi

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